giovedì 23 dicembre 2010

Erinner dich...

Era su questo stesso letto.
Fra queste stesse pareti.
E fuori c'era probabilmente lo stesso cielo buio, lo stesso freddo pungente.
Non c'erano i poster. Questo tetto inclinato sopra di me era bianco, lindo, appena verniciato. La casa era quasi nuova…
Non c'era Melindo. Forse non c'era nemmeno il vecchio pc, ma c'era quello prima ancora, pochi giorni prima che si rompesse definitivamente. O forse c'era il pc della mamma, in sostituzione.
C'ero io seduta su questo letto, come adesso, un po' annoiata. Navigavo su internet. Tanti dettagli simili, tanti particolari che ritornano… eppure pensare che ero io, ed ero qui, è difficile a credersi. Sembra troppo tempo fa. Un'altra vita. Un'altra persona.

Loro erano già arrivati. Forse un giorno o qualche ora prima, erano arrivati nella mia vita così, un po' per caso, per una serie di coincidenze. Non sapevo nulla se non una canzone e il loro nome, e un po' per noia, un po' per curiosità, seduta a gambe incrociate sul mio letto cercavo qualcosa su quello strumento a cui non ero poi così avvezza, YouTube. Cercavo altre canzoni, senza nemmeno saperne i titoli. La prima a comparire, dopo quella che già conoscevo, si chiamava Spring Nicht; e per una che di tedesco sapeva meno di zero, poteva per assonanza volere dire "notte di primavera". Ma l'icona e le prime immagini rendevano chiaro che con la primavera aveva ben poco a che fare. Aiutata dal video, sempre per assonanza, arrivavo facilmente alla traduzione esatta.

Rivedere quel video dopo tanto, tanto tempo, solo qualche minuto fa, è stata l'ennesima stretta al cuore. Rivederlo qui e così, come la prima volta. Rendersene conto proprio alle prime note della canzone.

Tre anni fa una ventunenne che aveva perso la bussola della vita e l'equilibrio della propria esistenza, smetteva per un attimo di respirare di fronte a quegli occhi. Sentiva il sangue rimbombare fino a quasi coprire la musica, la pelle pizzicare dai brividi, e una lacrima calda scendere sul viso. Tre anni fa quella canzone arrivava a gridarle in faccia quello che aveva bisogno di sentire. Anche se non lo voleva sentire. Arrivava inaspettata, terrorizzante nel suo tempismo, come una corda che con violenza ti frena da una caduta a picco.
E se la prima canzone era stato un fulmine a ciel (per così dire) sereno, la seconda è stata il tuono: quel boato dirompente che, arrivato dopo il fulmine, ti frastorna con la sua massiccia realtà d'essere.

Tre anni fa, una ventunenne con il cuore completamente ibernato e il sangue come neve, sentiva un tepore emotivo, disarmantemente delicato e fluido, farsi strada da quel cuore freddo e verso ogni angolo del corpo e dell'anima.
Un tepore emotivo che veniva da lui.

Da lui, così piccolo e così grande. Così fragile e così intenso. Da quella sua voce imperfetta che disegna le curve dello spirito. Quella voce che si rompe in grida disperate, e poi diventa un sussurro flebile, così vicino che puoi sentire il respiro sul collo. E ti parla. Parla a te, e a te soltanto. Parla al di là delle parole, dove solo l'astratto può arrivare, accarezzando le profondità del cuore.
Da lui, da quel suo viso così giovane e così vissuto, da quegli occhi carichi di malinconia, da quel suo essere così denso e così impalpabile, oscuro e luminoso, come una fiamma nera. Dal surrealismo di quel viso efebico che urla un dolore così terreno, così adulto.  Dall'insondabile abisso che si nasconde dietro quegli occhi.
Da lui, che è una goccia di magia da qualche altro mondo.

Non dimenticherò mai perché me ne sono innamorata, per il semplice motivo che sono emozioni che continuano a rapirmi, facendomi innamorare ogni volta.

Si è aperto un passaggio temporale oggi, mentre riguardavo quel video come la prima volta. Ho rivisto la me stessa di tre anni fa, e lei ha visto me. E forse è stato per questo che ha poi scelto di andare avanti. Di dare ascolto a quel tuono. Forse ha visto che quel tuono poteva essere l'ouverture di una nuova vita.
Come la musica roboante all'inizio di un concerto.

E adesso lui ha l'età che avevo io, allora. E io devo piangere quando penso a tutto quello che mi ha dato, che mi dà, e che significa. Semplicemente essendo così com'è. Semplicemente essendo lui.
E non se ne andrà mai da me...

Come un diamante in mezzo al cuore...




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